“Psicologia contemporanea” è una rivista di Giunti Editore fondata nel lontano 1974. È stata la prima rivista di divulgazione psicologica nel nostro paese e ha collezionato, negli anni, le firme più autorevoli del panorama internazionale. Nel numero di maggio/giugno 2007 l?editoriale di Polyanna, intitolato ?Umanisti alla riscossa? mi ha particolarmente colpito. Il contributo al dibattito esordisce così: «Da qualche tempo voci sempre più allarmate vanno intonando una sorta di de profundis per esorcizzare il declino o addirittura la scomparsa delle discipline scientifiche. Il rumore diventa ovviamente più intenso in prossimità dell?inizio dell?anno accademico, quando si scopre che fra qualche tempo non vi saranno più in Italia né ingegneri, né chimici, né geologi». C?è di che preoccuparsi, ma tutto si fa ancora più drammatico quando leggo: «Il fenomeno non è recentissimo. Le indagini ci dicono infatti che la fuga dalle facoltà scientifiche è iniziata nel 1993, aggravata dal fatto che dopo il primo anno uno studente su tre abbandona questo tipo di studi. Basti pensare che mentre nel 1992 le iscrizioni a chimica, fisica e matematica erano 10.000, nel 2000 hanno toccato il fondo di 3.900, mentre si è andato accentuando il divario con altri paesi industrializzati, che pone l?Italia a notevole distanza dalla Germania, dal Regno Unito e dalla Spagna». Per carità di patria, temo che Polyanna abbia omesso i dati della Cina che, sempre di più, evolve nella direzione di una produzione che affonda le proprie radici nelle tecnologie avanzate, sostenute da un elevatissimo numero di laureati nelle discipline scientifiche. L?editoriale prosegue citando un evento romano che ha un modello precursore, lo diciamo con orgoglio, a Genova: «Di recente l?allarme è stato rinnovato in occasione del Festival delle Scienze, che si è tenuto all?Auditorium di Roma a gennaio di quest?anno. Qui il sindaco Walter Veltroni ha aperto i lavori rivolgendosi così ai giovani: ?Innamoratevi della scienza e di questa possibilità che ha l?uomo di migliorare la qualità della sua vita?. Li ha inoltre invitati a considerare che con la scienza ci si può divertire intellettualmente, investendola di passione». Ed ecco, finalmente, una parola chiave: ?passione?. Polyanna prosegue: «? mi sono ricordata di un convegno internazionale tenutosi una decina di anni fa a Firenze sul ?prossimo umanesimo?, in cui molte sono state le voci autorevoli di scienziati, filosofi, letterati, tese a proporre una scienza della globalità dell?uomo, con la consapevolezza che scienza e arte, scienza e poesia, scienza e narrazione non siano che le due facce di un intero costituito dall?uomo». In qualche modo abbiamo una seria critica del positivismo, ormai consolidata anche nel mondo della matematica che riscopre sempre di più le sue radici epistemologiche e attribuisce sempre maggiore importanza alla collocazione storica delle proprie scoperte e riserva particolare attenzione a questi temi nell?ambito della formazione degli stessi insegnanti. Il passo mi ha fatto ricordare l?opera di Howard Gardner e i suoi studi sulle ?intelligenze multiple? che, in qualche modo sono indipendenti, ma anche si alimentano ed influenzano reciprocamente. Gardner ci dice che, nel terzo millennio le menti vincenti saranno disciplinate (non si accontentano di apprendere un sapere, ma imparano a pensare come un esperto di quel sapere), sintetiche (capaci di decidere su cosa valga la pena porre l?attenzione), creative (frutto di molta disciplina e grande capacità di sintesi), rispettose (capaci e disponibili a cogliere le diversità umane), etiche (capaci di comprendere e dare risposte personali ai bisogni e i desideri della società globale). Le conclusioni di Polyanna: «Forse la disaffezione dei giovani nei confronti delle facoltà scientifiche si basa anche su una inconsapevole insofferenza nei confronti di tutto ciò che appare tecnico, automatico, in definitiva poco umano. Forse bisognerebbe allora realizzare percorsi di studio in cui la scienza non risulti impoverita nell?ostica secchezza del linguaggio settoriale, ma si nutra di una delle prerogative fondamentali dell?essere umano, la gioia del cercare, dello scoprire, del trovare».
E qui, mi pare, entra pienamente in gioco Matefitness. La didattica del peer to peer, con il coinvolgimento di studenti universitari che fungono da tutor (gli animatori scientifici) nei confronti dei loro più giovani colleghi, ci consente di parlare con le nuove generazioni con la stessa lingua delle giovani generazioni. I metodi del problem solving sono pratica quotidiana nella nostra palestra dove i ragazzi sono stimolati in questa direzione. L’approccio laboratoriale e partecipato è qui evidente nelle cose. L?abbattimento delle mura tra le discipline è pratica comune, come dimostrano le conferenze sulla ?matematica della costituzione? sulla ?matematica del fantacalcio?, sulla ?matematica del risiko?, sulla ?matematica (e la fisica) del biliardo? e tra breve sulla ?matematica del sudoku? e, perché no, sulla ?matematica elettorale?. Ma non si pensi ad una perdita d?identità, come dimostrano gli approfondimenti e il successo delle sessioni di preparazione alle olimpiadi della matematica. Tutto questo sempre con lo spirito di servizio, consci dei problemi della scuola, a disposizione di tutti, aperti al contributo di ciascuno.
Riferimenti: Umanisti alla riscossa