Ce n’è per i santi, ma anche per i beati

5 Gennaio 2009 Nessun commento

Oggi esco per pagare un bollettino. Ma anche per comprare le scatolette della gatta. Cosi’ mi ritrovo alla foce e decido di fare visita all’ufficio postale di Corso Marconi. Entro, come al mio solito pigio il pulsante per la coda dei correntisti e per quella dei "porci e cani". Per la prima ho quindici persone davanti (e uno sportello dedicato), per l’altra ho davanti 134 persone (il numero di sportelli e’ significativo, non li ho contati).

Driiin. Telefonata della moglie che mi informa che e’ arrivato un assegno di un rimborso delle tasse. Novecento euro e passa devo pagare per l’assicurazione dell’auto, mille e qualcosa mi arrivano con l’assegno. La coda che ho davanti richiede almeno un’ora, decido di tornare a casa.

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Telelavoro

30 Dicembre 2008 Nessun commento

Oggi vado a fare un versamento all’Ufficio Postale sotto casa. Trabocca di persone, ma è un ufficio piccolo, non c’è il biglietto, solo delle transenne e tutti sono schiacciati, fuori fa freddo. Vado un po’ più in là e vedo di approfittare dei miei diritti di correntista. Nell’ufficio più in là c’é gente, ma ci sono sedie e la macchinetta che emette biglietti ha due opzioni: "operazioni postali per l’utente comune" e "operazioni postali per i correntisti postali". Prendo entrambi i biglietti (non si sa mai, mi è già capitato di essere fintamente privilegiato). Poi attendo fiducioso. Solo 6 persone prima di me nella coda dei privilegiati e una trentina nell’altra. Un sportello tutto per noi, tre per gli altri. Statisticamente dovrei godere del privilegio.

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Viva Halloween

1 Novembre 2007 Nessun commento

Questa sera bussano due bimbetti (con mamma) che elemosinano dolcetti. La dolce meta’ aveva previsto/concordato la cosa, quindi eravamo attrezzati. I bambini hanno socializzato, pure le mamme si sono date appuntamento per il the’.

I vicini non si parlano, Halloween li fa avvicinare.

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Pappagallini verdi

17 Giugno 2007 Nessun commento

Ho una zia che abita a Castelletto. Le sue finestre danno in p.zza
Sant’Anna, dove Smemorando si e’ recentemente recato per motivi a me
ignoti (in p..za Sant’Anna, non da mia zia). A casa di mia zia, ella ha
un giardino e degli alberi da frutta: arance.
Ogni inverno mi reco da mia zia per raccogliere le sue arance. Ha un
albero di arance “normali” e una di arance amare. Le prime sono
normali, appunto, le seconde sono buone solo per la marmellata o per le
spremute! … a patto di amalgamare il loro succo con del succo
“normale” e dello zucchero perche’ sono aspre come nessuna. En passant,
per un bicchiere di succo di arancia di quelle amare ce ne vogliono
almeno cinque, sono pure avare!
La convocazione per la raccolta avviene sempre improvvisa. Le arance
amare hanno tanti semi e una colonia di pappagallini verdi, liberi,
selvaggi e grossi ciascuno piu’ o meno come due piccioni, quando si
accorge che sono sufficientemente mature, corre all’assalto. Io
intervengo, sostanzialmente, per affamarli.
Gli uccelli volano, cosi’ fanno anche i pappagallini verdi di
Castelletto. Ma sono proprio di Castelletto? Io li ho fotografati anche
qui ad Albaro.

Riferimenti: Pappagallini verdi

Umanisti alla riscossa

3 Maggio 2007 Nessun commento

“Psicologia contemporanea” è una rivista di Giunti Editore fondata nel lontano 1974. È stata la prima rivista di divulgazione psicologica nel nostro paese e ha collezionato, negli anni, le firme più autorevoli del panorama internazionale. Nel numero di maggio/giugno 2007 l?editoriale di Polyanna, intitolato ?Umanisti alla riscossa? mi ha particolarmente colpito. Il contributo al dibattito esordisce così: «Da qualche tempo voci sempre più allarmate vanno intonando una sorta di de profundis per esorcizzare il declino o addirittura la scomparsa delle discipline scientifiche. Il rumore diventa ovviamente più intenso in prossimità dell?inizio dell?anno accademico, quando si scopre che fra qualche tempo non vi saranno più in Italia né ingegneri, né chimici, né geologi». C?è di che preoccuparsi, ma tutto si fa ancora più drammatico quando leggo: «Il fenomeno non è recentissimo. Le indagini ci dicono infatti che la fuga dalle facoltà scientifiche è iniziata nel 1993, aggravata dal fatto che dopo il primo anno uno studente su tre abbandona questo tipo di studi. Basti pensare che mentre nel 1992 le iscrizioni a chimica, fisica e matematica erano 10.000, nel 2000 hanno toccato il fondo di 3.900, mentre si è andato accentuando il divario con altri paesi industrializzati, che pone l?Italia a notevole distanza dalla Germania, dal Regno Unito e dalla Spagna». Per carità di patria, temo che Polyanna abbia omesso i dati della Cina che, sempre di più, evolve nella direzione di una produzione che affonda le proprie radici nelle tecnologie avanzate, sostenute da un elevatissimo numero di laureati nelle discipline scientifiche. L?editoriale prosegue citando un evento romano che ha un modello precursore, lo diciamo con orgoglio, a Genova: «Di recente l?allarme è stato rinnovato in occasione del Festival delle Scienze, che si è tenuto all?Auditorium di Roma a gennaio di quest?anno. Qui il sindaco Walter Veltroni ha aperto i lavori rivolgendosi così ai giovani: ?Innamoratevi della scienza e di questa possibilità che ha l?uomo di migliorare la qualità della sua vita?. Li ha inoltre invitati a considerare che con la scienza ci si può divertire intellettualmente, investendola di passione». Ed ecco, finalmente, una parola chiave: ?passione?. Polyanna prosegue: «? mi sono ricordata di un convegno internazionale tenutosi una decina di anni fa a Firenze sul ?prossimo umanesimo?, in cui molte sono state le voci autorevoli di scienziati, filosofi, letterati, tese a proporre una scienza della globalità dell?uomo, con la consapevolezza che scienza e arte, scienza e poesia, scienza e narrazione non siano che le due facce di un intero costituito dall?uomo». In qualche modo abbiamo una seria critica del positivismo, ormai consolidata anche nel mondo della matematica che riscopre sempre di più le sue radici epistemologiche e attribuisce sempre maggiore importanza alla collocazione storica delle proprie scoperte e riserva particolare attenzione a questi temi nell?ambito della formazione degli stessi insegnanti. Il passo mi ha fatto ricordare l?opera di Howard Gardner e i suoi studi sulle ?intelligenze multiple? che, in qualche modo sono indipendenti, ma anche si alimentano ed influenzano reciprocamente. Gardner ci dice che, nel terzo millennio le menti vincenti saranno disciplinate (non si accontentano di apprendere un sapere, ma imparano a pensare come un esperto di quel sapere), sintetiche (capaci di decidere su cosa valga la pena porre l?attenzione), creative (frutto di molta disciplina e grande capacità di sintesi), rispettose (capaci e disponibili a cogliere le diversità umane), etiche (capaci di comprendere e dare risposte personali ai bisogni e i desideri della società globale). Le conclusioni di Polyanna: «Forse la disaffezione dei giovani nei confronti delle facoltà scientifiche si basa anche su una inconsapevole insofferenza nei confronti di tutto ciò che appare tecnico, automatico, in definitiva poco umano. Forse bisognerebbe allora realizzare percorsi di studio in cui la scienza non risulti impoverita nell?ostica secchezza del linguaggio settoriale, ma si nutra di una delle prerogative fondamentali dell?essere umano, la gioia del cercare, dello scoprire, del trovare».

E qui, mi pare, entra pienamente in gioco Matefitness. La didattica del peer to peer, con il coinvolgimento di studenti universitari che fungono da tutor (gli animatori scientifici) nei confronti dei loro più giovani colleghi, ci consente di parlare con le nuove generazioni con la stessa lingua delle giovani generazioni. I metodi del problem solving sono pratica quotidiana nella nostra palestra dove i ragazzi sono stimolati in questa direzione. L’approccio laboratoriale e partecipato è qui evidente nelle cose. L?abbattimento delle mura tra le discipline è pratica comune, come dimostrano le conferenze sulla ?matematica della costituzione? sulla ?matematica del fantacalcio?, sulla ?matematica del risiko?, sulla ?matematica (e la fisica) del biliardo? e tra breve sulla ?matematica del sudoku? e, perché no, sulla ?matematica elettorale?. Ma non si pensi ad una perdita d?identità, come dimostrano gli approfondimenti e il successo delle sessioni di preparazione alle olimpiadi della matematica. Tutto questo sempre con lo spirito di servizio, consci dei problemi della scuola, a disposizione di tutti, aperti al contributo di ciascuno.
Riferimenti: Umanisti alla riscossa

La scuola secondo La Stampa

3 Maggio 2007 Nessun commento

Interessante il contributo al dibattito sulla scuola che ho letto su questa scrivania. Mi offre l?opportunità di riflettere sulle questioni oggetto di analisi dell?articolista e di proporre il mio punto di vista.
Leggendolo ho avuto la sensazione di poter riassumere il contributo con il solito motto ?ah, i sani vecchi tempi!? e più andavo avanti, più quest?opinione si è consolidata. Certo, è utile per un giornalista scrivere di cose che non conosce, condire un po? di buon senso, o di senso comune, agitando recriminazioni rispetto allo stato attuale che, non essendo comprese appieno e quindi ben gestite, generano insoddisfazione. Mi permetto di sparare questa bordata contro la figura del giornalista perché sono anche questo.
Ora mi permetto di guardare ai miei più recenti momenti di formazione e cerco di coniugarli alla luce di quanto ricordo dell?articolo de La Stampa che ho avuto il piacere di leggere.
Sono specializzato sul sostegno e ho sostenuto la tesi giovedì della scorsa settimana, presso la SSIS di Venezia. In una lezione di pedagogia il prof. Fiorino Tessaro ha mostrato alcune tesi dettate dal senso comune, falsificate dalla ricerca. Ad esempio: ?i ragazzi autistici hanno problemi di socializzazione, quindi occorre compensare esponendoli a socializzazione?. Peccato che la ricerca dimostri come questo assunto di ?buon senso? caschi alla prova dei fatti. Il buon senso, quindi, cade di fronte alle procedure di osservazione scientifica e non è un caso che la facoltà che una volta si chiamava ?pedagogia?, oggi è nota come ?Scienze della Formazione?. Pensano forse i colleghi che tra quelle mura si facciano solo dei discorsi? Quanti hanno letto Gardner (intelligenze multiple), Morin (la testa ben fatta), Bandura (autoefficacia)? Cito solo i primi che mi vengono in mente e che ho intercettato in questi ultimi tre anni di formazione con le SSIS di Genova e di Venezia.
Nell?anno di specializzazione a Genova (sono abilitato sulla Matematica Applicata) il prof. Gabriele Baroni, sociologo, ha fatto notare come un tempo la scuola garantiva un posto di lavoro e il successo scolastico era fattore di mobilità sociale. Oggi è così?
Venerdì scorso, nella mia veste di giornalista, sono stato moderatore a Pavia di una conferenza sui giochi di ruolo. Tra i miei interlocutori l?autore di un libro sui giochi di ruolo (Luca Giuliano), la Sindaco della città ed un ispettore milanese, di cui ora mi sfugge il nome, che ha riferito dei problemi che oggi hanno ?i primi della classe?. Sintetizzando: riuscire a scuola significa soddisfare le richieste degli insegnanti, cosa che tutto sommato è possibile, ed ottenere un?alta gratificazione durante gli anni di scuola; ma quando questa finisce, dove e quando occorre riversare (il termine pedagogico è ?transfert?) sulla realtà quotidiana le proprie conoscenze, abituati a soddisfare le richieste, ma non a creare dei percorsi personali, si cade in depressione.
Nel corso delle ultime settimane l?IRRE della Liguria (ho rinvenuto la notizia nel mucchio di circolari di fronte all?ingresso qualche mese fa e mi domando: possiamo migliorare quel tavolo, rendendolo fruibile ai docenti interessati che non siano specializzati in archeologia?) ha promosso un ciclo di seminari dal titolo ?Interagire con gli adolescenti?. Mi domando: il gentile collega che ha attaccato l?articolo de La Stampa, ha frequentato questi seminari? (io, dei sei appuntamenti, confesso, ho frequentato solo il primo, perché pur interessanti, dovevo studiare per la specializzazione sul sostegno!). Ma di momenti di formazione ce ne sono parecchi, a cominciare dai seminari e dalle tavole rotonde promosse dalla SSIS di Genova (www.ssis.unige.it), dal GRED (www.gred.it), dalla Facoltà di Scienze della Formazione (www.sdf.unige.it), dall?IRRE Liguria (www.irre.liguria.it), dalle associazioni ?disciplinari? quali, ad esempio, l?ALIMA (alima.dima.unige.it) il Centro idee e Materie in Gioco, Matefitness (www.matefitness.it). E non è finita qui, visto che anche altre scuole promuovono interessanti momenti di formazione, come quello nell?ambito della Storia che segnalo nel volantino qui a fianco, promosso dal Leonardo da Vinci.
Altro mi piacerebbe aggiungere, ma questi appassionanti dibattiti culturali costano del tempo e, come tutti, devo anche lavorare. Buon lavoro a tutti!

Slalom con passeggino

3 Maggio 2007 1 commento

Gentile passante,
Via all?Opera Pia, in particolare questo primo tratto che collega via Montallegro con viale Causa, è una comoda stradina, percorsa ogni giorno da molte persone. Al di là e al di qua si trovano scuole, università, asili. Ogni mattina, e più tardi per il rientro a casa, studenti e studentesse, bambini e bambine, bimbi e bimbe sui loro passeggini vengono spinti da mamme e papà e tutti si servono di questa scorciatoia pubblica per arrivare ciascuno dove deve.
Il manto stradale è piuttosto dissestato e per lamentare questo fatto ho scritto al Consiglio di Circoscrizione acciocché provveda a ripristinare una situazione di ordine e pulizia che questa utile arteria pedonale merita, ma è anche necessaria la collaborazione di cittadini e cittadine. In particolare è utile che tutti facciano attenzione, in primis gli stessi proprietari di animali, alle persone maleducate (poche rispetto alla globalità) che non si curano del prossimo.
Questa mattina ho fotografato una dozzina di escrementi animali. È sufficiente una persona maleducata che passi di qui tutti i giorni per rendere questa stradina invivibile. Purtroppo, fogge e forme dei resti sono varie, debbo quindi sospettare che ce ne sia più d?una.
Non sono meno fastidiosi gli automobilisti che ingombrano il passaggio, da una parte e dall?altra, dimenticando il fatto che passare con un passeggino (o una sedia a rotelle) attraverso il misero spazio lasciato per il transito (bontà loro) può essere faticoso o, addirittura, impossibile.
Mentre aspettiamo che il Comune e la Circoscrizione facciano la loro parte, cerchiamo di fare la nostra, ciascuno secondo le proprie possibilità e competenze: invitiamo i proprietari dei cani a pulire, invitiamo le persone che lasciano cartacce a raccoglierle, invitiamo gli automobilisti a lasciare libero, invitiamo le istituzioni a fare la loro parte. Gli americani sintetizzano con lo slogan ?I care?.
Il testo della lettera spedita alla Circoscrizione e delle fotografie dell?asfalto sconnesso, delle pietre a mucchi, degli escrementi animali saranno visibili in una pagina web a questo indirizzo, per raccogliere il vostro sostegno e solidarietà: www.fasce.it/paolo/comitatiepetizioni/viaoperapia/.

Free Bobby Fisher

20 Agosto 2004 Nessun commento


Gli scacchi, dice Kasparov, sono lo sport piu’ violento del mondo, ma si tratta pur sempre di una violenza figurata mentre ricordo bene il precetto appreso da bambino anche grazie alla banalizzazione espressa dalla frase “gioco di mano, gioco di villano”.
Qualcuno dice “le parole sono pietre”, e io sono anche d’accordo, ma tra la violenza verbale e quella fisica c’e’ una certa differenza.
Nel 1992 la Serbia era oggetto di un embargo. Che cos’e’ un embargo?
Sostanizalmente e’ una guerra figurata, un metodo utilizzato da una parte per non sporcarsi le mani con una guerra vera, ma che a volte produce gli stessi effetti. Si veda il caso Iraq. Chi paga per l’embargo? In genere le popolazioni, giacche’ “i regnanti” continuano a pasteggiare a champagne. Beninteso qui non contesto l’istituzione dell’embargo. Sono ben conscio che sia uno strumento che la realta’ dei fatti a volte impone, cosi’ come la realta’ dei fatti a volte impone la guerra. Mi piacerebbe tanto, invece, che embarghi e guerre fossero evitate e per farlo occorrono certamente sforzi sovrumani che a mio parere spesso costano piu’ in fatica e pazienza spesa in competenze politiche e diplomatiche, che di soldi e necessita’ di risultati ad ogni costo.
Ma divago. Cio’ che rende diverso un paese totalitario da un paese autenticamente democratico e’ la possibilita’ nel secondo di potersi esprimere liberamente e di poter sostenere tesi diverse da quelle del governo, senza temere di essere incarcerati o perseguitati, giacche’ lo scontro delle idee (in antitesi allo scontro dei manganelli) e’ il sale della vita democratica. Lo scontro delle idee e’ una guerra di parole e le parole sono pietre, dicevo, ma questo non trasforma le opinioni in elementi tali da produrre effetti fisici sulla persona, come ad esempio un incarceramento. Che cos’e’ un embargo? Una guerra simbolica. Perche’ funziona un embargo? Perche’ venendo a mancare beni e materie prime, il popolo si incazza e combatte il dittatore (banalizzo).
Perche’ puo’ fallire un embargo? Sul piano materiale, il pericolo piu’ grande e’ la sua violazione, nel senso materiale: portare quelle materie prime che l’embargo vorrebbe togliere. E’ per questo che la violazione dell’embargo e’ perseguita. Ma cosa ha fatto Fisher? Ha violato l’embargo con le idee. Egli non ha portato beni o servizi, ma ha portato un evento che altri non e’ che una guerra simulata (una partita di scacchi). Io colgo della genialita’ in tutto cio’, pur non condividento assolutamente le sue tesi politiche, mi pare che la violazione di un embargo con le idee (tra l’altro evocative di un’altra enorme guerra, quella fredda simboleggiata dalla sfida Fisher-Sparsky), e cioe’ con “cose che non si mangiano” sia un autentico scacco matto. A questo genere di guerra (quella delle parole, quella delle idee, quella della violenza di una paritta di scacchi) uno stato democratico deve, a mio parere, restare sullo stesso piano e combattere le tesi di Fischer con la politica, la cultura, il dibattito, non con il ritiro del passaporto e l’incarcerazione. Comprendo il motivo per il quale Kasparov dice “ha avuto 12 anni di tempo per organizzarsi e fuggire”, o almeno mi sono fatto questa opinione: essendo lui stato scottato dalla vita nei paesi comunisti, la soluzione piu’ ovvia per affrontare la persecuzione, in quel contesto, e’ la fuga. Fischer, invece, e’ nato negli Stati Uniti e non ha motivo di fuggire da uno stato democratico, se questi si comporta autenticamente da stato democratico, rispettoso delle idee e delle opinioni. Sparsky oggi vive in Francia, è cittadino francese, e non ha nulla da temere dal governo di Chirac. Violare l’embargo alla Serbia con una partita a scacchi, altri non è che restare sul piano delle idee, delle parole. Rispondere ad un embargo (guerra strisciante o mancata) con una partita a scacchi, altri non e’ che “salire di un piano”, intellettualmente parlando. Non si incarcerano i filosofi, non si incarcerano gli scacchisti.
Per questo motivo ho firmato l’appello segnalato su http://www.freebobby.org/index.cfm?i=5

Riferimenti: Firma per Bobby Fischer libero!

I cessi canadesi

20 Luglio 2004 1 commento

La fantasia umana produce soluzioni diverse, in molti campi, al fine di soddisfare un’esigenza particolare. Le modalita’, certo, differiscono leggermente una dall’altra, ma se devo risolvere un problema pratico, la strada si trova. E la soluzione, nel mondo della tecnica, non e’ quasi mai unica.

Vi parlero’ dei cessi canadesi. Sono appena tornato dal viaggio di nozze e la sega mentale di oggi tratta di questi strumenti tanto utili nella societa’ moderna.

I cessi canadesi sono delle tazze, non tanto diverse dalle nostre, con la loro bella tavoletta e il coperchio, ma dentro si trova un piccolo laghetto. Il livello dell’acqua e’ abbastanza alto e lo stronzo, cadendo, si trova a galleggiare o ad affondare (*), ma ad ogni modo fa bella mostra di se’, evidente e prorompente. Non avevo mai guardato la mia merda con tanto interesse, ma questo e’ dovuto al fatto che nei nostri cessi il prodotto dei nostri sforzi si deposita in un buco profondo e stretto, mentre, galleggiando, e’ ben visibile.

Hanno ragione i canadesi? In fondo guardare per bene la propria merda, probabilmente e’ utile per indagare sul proprio stato di salute (mi sovviene una scena de “l’ultimo imperatore” dove i medici di corte esaminano attentamente le feci dell’infante). Ma ho delle obiezioni. Non c’e’ traccia di spazzolone. E se uno caga a spruzzo? A volte succede… E quando lo stronzo cala prepotente fino al fondo della tazza, lasciando una pennellata di se’ da qualche parte? Come fanno i canadesi? Attendono che si sciolga nell’acqua?

Ma cio’ che conta davvero e’ questo: perche’ nel resto del mondo, anche negli alberghi di lusso, non ci sono i bide’? Io revocherei una stella.

(*) a seconda del peso specifico… immagino dipenda da quel che si e’ mangiato… sega nella sega: ma qual e’ il peso specifico della merda?
Riferimenti: Foto del viaggio di nozze

Conflitto di interessi?

1 Luglio 2004 Nessun commento

Il sindaco di Roma Walter Veltroni, a quanto leggo dai giornali, giudica scandaloso il fatto che Mediaset abbia comprato i diritti televisivi per la pay per view tramite il digitale terrestre di alcune grosse squadre italiane.

A quanto riferisce la stampa, seconod lui si tratta di una rappresentazione del conflitto di interesse.

Non sono d’accordo con Veltroni. Mi pare ovvio che le aziende che rivendono spettacolo, siano interessate al mercato degli spettatori e conseguentemente e’ molto piu’ attraente acquistare i diritti di Milan, Juve e Inter, piuttosto che quelli del Perugia o del Catania. Questione di numeri.

Certo, si dira’, anche Roma e Lazio hanno un largo bacino di utenza, ma quanto l’incertezza della loro situazione ha giocato in questa vicenda? Sinceramente lo ignoro. Mettendomi nei panni di chi investe, probabilmente io stesso sarei ben prudente nell’approcciarmi ad aziende (tali sono, visto che sono quotate in borsa) tanto chiacchierate.

Questo clima di sospetti, tuttavia, mi pare nasca dalla commistione sport/business che a mio modo di vedere dovrebbe essere riformato in senso americano. Al bando le ipocrisie! Si crei una superlega privata, i cui posti sono comprati da chi se lo puo’ permettere e quel campionato professionistico giri secondo le sue regole (quelle del business) come e’ giusto che sia.

Nessuna retrocessione. Quindi nessun vandalismo, non piu’ “estati calde”, niente piu’ polemiche giacche’ nello “spettacolo calcio” ciascuna squadra attrarra’ il proprio bacino di utenza e si avranno meno problemi di “sudditanza psicologica” o similare. Col tempo…

Sega mentale del primo di luglio… si vede che domenica mi sposo?

Riferimenti: Le mie pagine personali…